domenica 16 dicembre 2012

Il peso della cultura


6 settembre

Verso tardo pomeriggio, a Venezia, va in scena uno spettacolo che, solitamente, io godo seduto ad uno dei bar vicini al ponte di Calatrava; è importante rallegrare la scena con uno spritz color rubino.
Dopo una giornata di visite e passeggi per Calli e Campielli, musei e negozi, la vitalità del turista si spegne.
Il vociare del mattino ha lasciato posto a grugniti e versi asmatici; i volti sono sfatti ed inespressivi; il procedere non fa più uso delle ginocchia ma l’arrancare su una gamba e il trascinamento rigido dell’altra;

Schiene curve e braccia penzoloni reggono borse o trascinano involucri ormai sfatti pure loro;
Qualsiasi oggetto rialzato, che sia muretto, gradino, monumento o questuante, viene ricoperto da umanità a riposo. Spettacolari gli obesi in panchina: la loro superficie frontale risulta triplicata.
Sorseggiando il mio spritz ghiacciato mi sono reso conto che, dopo tre giorni, ero anch’io nelle stesse condizioni e ho deciso: oggi riposo, a Treviso ovviamente.

Cultura in offerta speciale



Particolare della Scala d'oro
5 settembre
Full Immersion in Laguna di Venezia. Giorno terzo.
Il programma di oggi è ovvio:  ‘Visita musei’. Ho scoperto che i musei aiutano a capire e dicono che “chi sa, vede”: Forse hanno ragione.
Ieri Palazzo Ducale mi ha impressionato: al suo interno si vede, si sente e si assapora la magnifica intelligenza, forza e bellezza che questa città ha saputo esprimere nei suoi mille anni di grande storia.

Sala del consiglio (con turisti a bocca apertsa)
Ha saputo esprimere una democrazia aristocratica, senza mai cadere in totalitarismi o estremismi né religiosi né ideologici.
 Ora mi sento orgoglioso di essere Veneto, un sentimento che avevo perso dopo aver conosciuto mia suocera (veneta).
Ho visto la scala d’oro (i rilievi che la ornano sono d’oro); le sontuose sale ove il doge viveva e riceveva mezzo mondo; gli alteri ma bellissimi saloni ove si esercitava il potere: Consiglio dei Dieci, dei Saggi, della Magistratura. Il ponte dei Sospiri collegato al palazzo e che conduce direttamente alle galere …
Ad ogni finestra c’è, a vista, la città: Campanile, Basilica, Canal Grande, ecc..: insomma, Palazzo Ducale va visto: assolutamente.
Nota: Nei musei veneziani, tutti, non si può fotografare. E’ consentito farlo dalle finestre verso l’esterno, cioè verso il panorama. Significa che ho la macchina fotografica in mano e accesa … ih ih ih!
Lsa principessa "Sissi". Ritratto originale a palazzo Corrier.
Museo Correr in piazza S.Marco.  L’ultimo uso di questo palazzo fu dell’Imperatore Austriaco Francesco Giuseppe (quì chiamato Checco Beppe) e di sua moglie, che soggiornò per alcuni anni tra queste mura, la famosa “Sissi”.
E’ un palazzo reale, quindi decisamente molto bello con arredi originali interessantissimi.
In questa struttura ci sarebbero ancora due musei, l’Archeologico e Marciana, ma sono chiusi perché in fase di riorganizzazione.
Museo di ‘Cà Rezzonico’. E’ un’altra incredibile meraviglia. Qui c’è la storia di Venezia e opere dei più grandi artisti italiani. Magnifico!:
Riepilogando: di undici musei, due sono chiusi; uno è a Murano sul vetro e, ovviamente, non ci torno; un altro a Burano sul Pizzo ed è un argomento che, da ricamatore, conosco molto bene; il Museo e casa di Goldoni (l’autore di tutte le commedie dialettali veneziane), era chiuso: ne sono saltati cinque, economicamente una fregatura.
Giuro che gli altri li ho visitati, purtroppo non ho le prove, il controllo dei guardiani anti-foto era molto stringente.
P.s: Al Museo di Storia Naturale ho voluto evidenziare una lacuna nell’ordine espositivo. Il responsabile mi ha ascoltato e ha convenuto sul merito delle mie argomentazioni ma, andandomene, ho avuto la sensazione di un rumore ed un gesto tipo quello dell’ombrello.

 

Grandi affari


4 settembre

Full Immersion in Laguna di Venezia. Giorno secondo bis.
Ingresso principale di Palazzo Ducale
 Alle cinque p.m. sono in piazza San Marco e noto che non ci sono le file per la Basilica e Palazzo Ducale.
La Basilica è già chiusa, ma Il Ducale è aperto per ancora due ore.
 Mi garantiscono che due ore di visita possono bastare. Faccio un affarone: acquisto, per venti  euro, ingressi per undici musei compreso questo che da solo ne costava sedici: fantastico!
Ripensandoci, credo di non aver visitato undici musei neanche in tutta la mia vita, che non è corta: Ma che affare ho fatto?

 

Litorali a sfumare


4 settembre
Full Immersion in Laguna di Venezia. Giorno secondo.
Lo scorrazzare in laguna si fa intenso: arrivo al “Lido di Venezia”: E’ in corso la mitica ‘Biennale del Cinema’. Passeggio nella zona dell’approdo ove si esibirono le mitiche ragazze di Tinto Brass.
Calpesto orgoglioso il “Red Carpet” tra un nugolo di Fans osannanti, ma non so di chi.
 Impressionanti le postazioni delle Televisioni: Ci sono fari che a vederli penso arrivino a fondere chi venisse illuminato.

Malamocco: Vita quotidiana
Scendo a Malamocco, molto suggestiva, quindi, pensando di agganciare il bus, proseguo a piedi. Arrivo in fondo al litorale del lido, ad Alberoni,  dopo circa sei chilometri e sotto un sole imprevisto che mi stronca. Trovo una meraviglia di baretto che mi serve uno spritz semplicemente perfetto, ma il bus mi scappa di nuovo. Affronto ancora un paio di chilometri finalmente col ‘ferry boat’ giungo al litorale di Pellestrina.
Il litorale del lido misura in larghezza da cento a duecento metri e  lunga circa venti chilometri; la striscia di Pellestrina, lunga uguale è larga da 20 a 50 metri. Incredibilmente, in centro Pellestrina , sono riusciti a farci stare un campo da calcio. Verifico: Dopo il muraglione che protegge le case dal mare aperto ci sono, in successione: quattro metri di strada (senso unico verso sud), due metri di bordo campo compreso muro di recinzione, cinquanta di campo (ovviamente il lato più lungo è nord/sud), altri due metri, un metro e cinquanta di marciapiede, quattro di strada  e un metro e cinquanta di lungomare/disimpegno, totale sessantacinque metri. In quel punto, effettivamente, non sentivo più il mare in suono stereofonico.

Murano Burano Torcello



3 settembre
Full Immersion in Laguna di Venezia. Giorno primo.
Dopo il pullman e due traghetti arrivo dove si fanno “I vetri di Murano”.  Ci sono grosse fabbriche  e tantissimi negozi, tutto sui famosi vetri. L’isola è molto grande e carina, e proprio questa sua peculiarità la rende graziosa e caratteristica. Qui perfino i monumenti sono in vetro. Non ho visto negozi di alimentari, saranno tutti fachiri.

Proseguendo in traghetto arrivo dove si fanno “I pizzi di Burano”. Niente fabbriche, solo negozietti e donne intente a ricamare e uncinare. Gli uomini credo vadano a lavorare a Murano. Forse pescano, perché ho visto numerosi ristorantini con menu a base di pesce. L’isola è in mano alle donne e si vede: è una bomboniera dipinta a colori pastello.

All’estremo nord della laguna c’è Torcello dove si fa nulla. Isola piccolissima ma con reperti di storia antichissima e di molto interesse. Solo un paio di chiese ed alcune case, ma molto visitata anche questa.
Come primo assalto alla laguna sono davvero soddisfatto, specialmente per la graziosa Burano.


Prego si accomodi!


3 settembre
L’attacco a Venezia è Cominciato.
Biglietto cumulativo per tutto il giorno, in tutti i mezzi della laguna: bus, traghetti e ferry boat.
Bus Da Campalto. Ore otto. C’è un signore un po’ obeso che emana odori corporei in avanzata fermentazione ascellare. Armeggia su un borsone aprendo e chiudendo cerniere e alimentando, con il movimento delle sue grosse braccia, la circolazione aerea dei suoi effluvi. Dopo tale incensare si avvicina ad una signora in piedi sul corridoio e le indica con ampi movimenti alari il panorama circostante. Un signore, seduto immediatamente sotto di lei, si alza a se ne va con aria irritata e paonazza; la signora, che evidentemente è la moglie del corpulento tizio, si siede immediatamente al suo posto.
Questa tecnica non l’avevo mai vista.

 

Campalto! Mai sentito!


2 settembre
Campalto di Mestre

Sono vicino alla laguna, anche se non la vedo e decido di cercarla, a piedi.  
Mi ritrovo in mezzo a campi di granoturco maturo  quindi a percorrere l’argine di un canale in cui c’è un gran viavai di barche e motoscafi e non capisco dove vadano. Arrivo ad una grande strada  sopra la quale passa un lungo ponte sospeso che scopro essere parte di una pista ciclopedonale e scopro,  a sinistra, un parco. Mi avvio a caso verso est e dopo una mezz’oretta di cammino eccomi, infine, seduto a bordo mare. In fondo lo skyline di Venezia e a destra due grandi navi tipo  Schettino. A destra c’é un canale e un gran viavai di barche, ecco il motivo dell’andirivieni visto prima, la laguna.

Lo skyline di Venezisa visto dal parco di Campalto
A quel punto mi accorgo di trovarmi in un parco grandissimo, anzi immenso e meravigliosamente ben attrezzato. Se cercate Venezia su Google-Maps e seguite la strada che porta alla terraferma , sulla destra noterete dei disegni strani: quello è il parco che ho scoperto e i disegni sono tutte le sue strade.

Una delle numerose avveniristiche strutture del parco di Campalto
E’ grande come l’isola di Murano, ci ho camminato per sei ore e ne è valsa la pena:  E’ molto ben attrezzato e bello. Alla visita manca  però un dettaglio: Cartelli parlavano di un ‘Forte di Difesa dell’antica Venezia’, ma non l’ho trovato.
Mi avvio al ritorno, ovviamente cambiando strada e trovo un cartello, “Forte Manin”: Deve essere lui.
Vedo una costruzione quasi totalmente ricoperta di vegetazione e chiedo informazioni ad una ragazza che sbuca dalla boscaglia in quel momento. Una ragazza un pò strana, ha un occhio semichiuso, mastica cicca nervosamente e alla mia domanda ondeggia ritmicamente una spalla e risponde: Non lo so! Non lo so! Non lo so! E fugge via.

Procedo un po’ allibito  e, subito dopo, incontro un vecchietto cui chiedo appunto se quello sia il Forte, e questi mi risponde: Si! Si! Eh, eh, eh! Mmmm.

Non so perché,  ma ho pensato che la ragazza fosse una vittima scementemente consenziente e l’altro il suo profittatore, poi più prosaicamente ho optato per “padre e figlia”.

Donne da risaie




La grande piazza di Oderzo
1 settembre
Oderzo, paese di reperti storici romani importanti. A chi piace il genere è di indubbio interesse. Reduce da Ravenna, però, mi appare piccola cosa e sbrigo la visita in un paio di orette.
 Continuo la giornata con un paesino che è nella lista dei ‘Borghi più belli d’Italia’ come Asolo: Portobuffolé,  ma è ben altra cosa. Mezz’ora e chiudo anche questa pratica.
 In realtà è cambiata la situazione, il tempo si è rinfrescato e sento che è il momento di tornare all’attacco del posto che più mi sta a cuore, la Laguna di Venezia.

Il ponte di ingresso a Portobuffolé
Uscendo da Portobuffolé ragiono sul quando affrontare l’avventura, ma Il camper gira arbitrariamente verso la Laguna e mi ritrovo appena sopra a Mestre, a Campalto, in Laguna.
 Trovo parcheggio e mi avvio subito al bar centrale del paesino. E’ gestito da due donne cinesi che alla richiesta di spritz mi chiedono se lo voglio con il vino bianco. Due avventori con cui stò cianciando ed io la guardiamo inorriditi: lei capisce e mesce mesta. Costo: uno e cinquanta. Record.
Tornio anche la sera e chiedo un Bourbon: Cosa essele? Mi chiede.
Un Wisky americano! Specifico.
Non esselci! Mi ribadisce.
Four roses! Dico, tanto per fare il conoscitore.
C’è l’ho! Mi risponde tutta felice.
Sento dal fondo del locale qualcuno gridare: “Ciò, mona de risi!”



"SENSASCONTRIN"


31 agosto

A chiusura di settimana un ulteriore intoppo: è morta la batteria del motore. Fortunosamente trovo un meccanico che, al mio arrivo, mi manda subito dalla moglie per il preventivo:
“La batteria originale costa duecentoventi euro, una sottomarca 120”: mi informa la signora.
Scelgo la meno cara, ma qui parte l’inghippo, perché aggiunge subito: “Più iva che in totale fanno duecentosessanta una e  centottanta l’altra”. ??? … !!! …. Per la prima batteria il conto tornerebbe, (si fa per dire) ma per la seconda proprio no.
In quel momento mi vien in mente il racconto dell’ amico Gigi sul  dentista il quale, dopo la visita esordiva con: Diecimila euro! Se il paziente restava tranquillo aggiungeva:  “Sopra”; se lo vedeva sbiancare rincuorava: “poi vediamo se si può fare lo sconticino! In effetti avevo dimenticato di sbiancare.
D'improvviso torna il marito che (esibizionista) dice: Gli hai fatto lo sconto? Fai il dieci per cento!
A quel punto la confusione regna sovrana, la signora ricalcola: “duecentottanta con lo sconto una e duecentoventi l’altra, ma quella buona senza iva.
Il marito si innervosisce (pensate io) e dice: dagli il prezzo di tutt’e due iva compresa e scontate, non fare confusione!
La signora spegne la calcolatrice e mi dice perentoriamente: “sentottanta euro, quea bona, sensascontrin!”
Cedo e accetto, non potevo continuare a sentire massacrare così l’aritmetica.
Memorandum: Quando si riceve un preventivo ricordarsi sempre di sbiancare.

Ritorno ancora a Treviso: non riesco a staccarmi
Canali intorno alle mura di Treviso

Vòlo el soito?


30 agosto

Oggi ho ottenuto addirittura la tessera bankomat, partita dalla mia banca, a Varese, e consegnata a Treviso in due giorni: Grandi!

Chiamo il negoziante di computer (che ho soprannominato Steve Laora) e prenoto il p.c.. Acquisto la chiavetta e, alle sei del pomeriggio, ritiro il computer che Steve Laora ha già preparato. Aggiunge anche dei programmi che richiedo al momento e riesce a recuperare tutti i file del mio Ipad:  160 pezzi musicali e alcuni libri. Ci lavora un paio di ore e ad ogni intoppo insulta la Apple e tutti quelli che ci stanno intorno, alla fine è tutto perfetto.
Naturalmente poco turismo ma sto davvero godendomi la città: lo spritz in “piazza dei signori” non ha eguali.

P.s.:  La cameriera, che mi ha riconosciuto quattro giorni dopo la mia prima visita,  mi ha chiesto se andasse bene il solito.
 
 

 

Supermarket


29 agosto

Dopo aver completato Asolo, mi avvio alle sorgenti del mitico “Sile”.  incontro per caso un’enorme costruzione chiamata ‘Rotonda di Badoere’
Parlando di Treviso si diceva che il Sile era per Venezia una specie di autostrada per la terraferma. Bene, qui un certo Badoér (da cui il nome del paese)  costruì una specie di centro commerciale.
La rotonda è nient’altro che una sfilata di piccoli negozi con annessa abitazione ove si commerciava tutto quello che si muoveva lungo il Sile.
 Di fronte c’è un’enorme piazza, grande circa  due ettari e dalla parte opposta un’altra lunghissima costruzione, a forma di lunga” J”, con altri negozi e depositi.
Al primo impatto pareva d’essere alla reggia di Caserta, impressionante.

Camminamento alle "Sorgenti del Sile"
 

Le Sorgenti del Sile sono decine di “fontanassi” (sorgenti) sparsi ovunque e  generano rivoli che convergono alimentando il fiume. Passeggiando, metro dopo metro si nota l’aumento della portata del  fiume. Tutta l’area è un parco con tanto di camminamenti e capanni per spiare la natura con numerosi pannelli illustrativi. Bello.

Apple or not Apple, this is the question


28 agosto

Non sono vivo del tutto, senza computer sono nel limbo. Non posso leggere, chattare, informarmi, ecc… Decido di acquistarne uno usato e vado ad un negozietto che mi hanno consigliato.  Non ha portatili usati,  un fisso usato costerebbe comunque troppo. A quel punto, confesso al negoziante che il mio sogno è di acquistare un Mac.
Niente insulti, nessun maltrattamento, ma il disprezzo è trapelato al solo sentire quel nome.
Ho incontrato uno dei più acerrimi nemici di Apple. Compiutamente e ben motivato me ne ha spiegato i motivi e mi ha abbastanza convinto, avendo usato l’Ipad capisco che ciò che obbietta ha senso. Rimando la decisione di acquistare ma ,uscendo, gli chiedo se ha festeggiato alla morte di Steve Job: “ Non ho festeggiato” mi risponde, “ ma ho guardato in televisioni quelli che si dichiaravano a favore e quelli contro,  e tutti quei che parlava ben de lu, mi i mandaa in mona”.

 
Il pomeriggio visito Asolo. Un bellissimo paesino che è nella lista dei ‘Borghi più belli d’Italia’. Ha una storia che risale al secondo secolo avanti Cristo, un castello in cima alla collina e un altro in paese. Fontane che funzionano ancora dal tempo dei romani. E’ un luogo di ‘buen retiro’ per grandi nomi, tra cui spicca la divina Eleonora Duse, celebrata anche dal D’Annunzio. Da visitare.
Finisco la serata qui e partecipo alla premiazione di un concorso di cortometraggi. Proiettano il pezzi dei finalisti al teatro Eleonora Duse, all’interno del castello di Caterina Cornaro, Regina di Cipro (le poltroncine in velluto sono comodissime):
Il primo cortometraggio non l’ho capito granché; il secondo mi sembrava avesse un qualcosa di particolare e nuovo ( per un quarto d’ora qualcuna ha tagliato frutta e verdura con una mannaia da cucina); il terzo, in lingua Kazakistan e sottotitolio in inglese, ci racconta di un ragazzetto che disegnava film su strisce di carta, come se fosse la pellicola e le faceva scorrere mentre ne faceva suoni e storia. Dopo quaranta minuti li ho mandati tutti a quel paese.
“Ridateci l’armata Potemkin!”


venerdì 14 dicembre 2012

Treviso e la Marca


27 agosto, lunedì.

Ore otto e venti sono davanti alla banca e, sprovvisto di qualsiasi documento,  dopo trenta minuti sono fuori col gruzzoletto. Venti metri in là il negozio del mio operatore telefonico, nuova sim e dopo un’oretta anche il telefono è ripristinato (un vecchio telefono trovato nei meandri del camper).

Sono ancora vivo.

 

Parto all’assalto di Venezia come da vecchio progetto, ma uscendo da Mestre un cartello mi indica ‘Treviso, 20 chilometri’. Tanti mi hanno detto sia bella, non l’ho mai visitata e si trova a pochi chilometri da dove sono nato: sto ancora ragionando, ma il camper ha già virato ad ovest, in direzione della Marca.

Trovo, a fianco dello stadio della città,  un’area di sosta attrezzata di scarichi e acqua, tutto gratuito,  a cento metri la lavanderia a gettoni (stavo per cominciare a riutilizzare i calzini meno odorosi), poco più in là un altro negozio del mio operatore telefonico dove vado a bloccare il mio ex Ipad.  

Poco oltre un’altra sede della mia banca. Tutto perfetto.

Treviso è bagnata anche dal fiume Sile che nasce a quindici metri sul livello del mare e a circa venti chilometri da qui. Sfociava nella laguna di Venezia (sfociava perché la Serenissima né ha deviato il corso per farlo sfociare fuori della laguna) ed era una specie di autostrada per il movimento delle merci da e verso  la terraferma. Dall’altro lato della città un altro fiume: Il Botteniaga.
Questi due fiumi si frantumano  in mille canali e canaletti, scorrono in superficie e sotto le case, alimentano mulini ancora funzionanti, rumoreggiano e formano cascate: tutto questo in pieno centro storico. E’ una specie di Venezia, ma l’acqua e pulitissima, corre velocissima e non puzza; si vedono le alghe del fondale scuotersi come bandiere al vento.

Case e monumenti sono chiaramente in stile veneziano ma, anche qui, c’è molto altro: Medioevo, Roma e giù sino alla preistoria.

Treviso è la capitale della Marca, chiamata ‘gioiosa et amorosa’, grazie al cibo, alle bevande ed alle dolcezza delle fanciulle (detto dai poeti n.d.r.), e qui tradotto in: “magnare, chicheti e tanta bea mona”.
 

Interland veneziano


26 agosto:
Mi sveglio e mi dico come al solito: Buongiornooo!
 Ma vaff…. : mi rispondo.
“Attendere o non attendere? Questo è il dilemma: Attesa sino a lunedì quando apriranno le banche? Attendere  che i Carabinieri mi diano buone notizie? E’ più nobile alla mia violata virtù aspettare? Oppure fuggire, dimenticare!”
Me ne vado verso Mestre dove c’è una filiale della mia banca. Mi fermo un po’ prima per visitare paesini che appaiono interessanti, con canali e belle ville antiche: passeggio, ma mi accorgo che ‘non me ne può fregàddemeno’. Riparto per la meta sede delle mie possibili sostanze economiche.
Non sono nemmeno certo che mi daranno quattrini e non ho carburante sufficiente per tornare al paesello.
A Mestre trovo un fantastico parcheggio in ombra (ha appena smesso di diluviare, ecco perché è disponibile).
Mi trovo a cento metri dalla banca: mi sento leggermente più tranquillo e riesco persino a visita La città. Immaginavo Mestre una città tipo Marghera:  roba da periferia degradata, invece è molto ben tenuta e con una bellissima enorme piazza con torre centrale d’ordinanza.
Non avendo nemmeno un soldino in tasca, non posso nemmeno quantificare il costo della vita del posto acquistando lo spritz.


 

Furto con destrezza


25 Agosto:
Lido di Volàno, Comacchio

Oggi davvero mi Vòlano, ma girano tantissimo.
Stavo riposando in camper con finestrini aperti per i trentotto gradi all’ombra.
Qualcuno semplicemente ha allungato le braccia all’interno, con me dormiente e mi hanno rubato:
I pad, Computer, pantaloncini contenenti: portafoglio con soldi, documenti, carta di credito, 2 bancomat, telefono.
Tombola! Ora, non ho più nulla. Non posso telefonare per chiamare o avvisare chicchessia, carabinieri compresi; non ho soldi, non posso prelevare, non potrei nemmeno viaggiare.
Mi è rimasto il navigatore che mi informa dove sono i carabinieri più vicini: a Goro, venti chilometri. Arrivo, suono, mi rispondono, dopo degli squilli, da un’altra stazione: questa, dove mi trovo, è chiusa.
Mi sollecitano al blocco delle carte e mi offrono i numeri telefonici di blocco: Non ho carta e penna a portata di mano;  chiudo la chiamata; torno in camper a prendere da scrivere, richiamo al citofono e mi danno i numeri. Vado al primo bar ad elemosinare una telefonata gratis e, molto cordialmente, me lo consentono. Sono ormai passate due ore, (chissà quanti soldi mi avranno sottratto?) ma riesco a bloccare tutte le carte.
Vado da altri carabinieri: a Codigoro (una fantasia con i nomi dei paesi!), è aperto, ma non c’è il comandante e mi chiedono di ritornare domani: **^##!!lo.
Scopro che a Porto Garibaldi ci sono altri Carabinieri, a pochi chilometri dal misfatto. Finalmente stendo la mia brava denuncia alle forse dell’ordine, sessanta chilometri e quattro ore dopo.
Finalmente tutto a posto, si fa per dire: Niente da leggere, era tutto on line sull’Ipad; Niente chat o face book erano sul computer; niente telefonare per informare a casa; Neanche un paio di euro per lo spritz (qui i prezzi sono molto più bassi e forse ho capito perché). Vado a dormire con una bottiglia di birra sullo stomaco per addormentarmi prima. La cosa più grave è che ho perso quaranta giga di foto, fatte in due anni di onesto lavoro di turista a tempo quasi pieno, raccolte in giro per l’Italia, isole comprese.
Ci sarà sicuramente un lato positivo ma per ora non lo vedo.

giovedì 13 dicembre 2012

Vongole fresche dalla Cina



25 Agosto:
Lido di Volano, Comacchio
Ultima spiaggia prima del Delta del Grande Po. Qui ci sono i grandi allevamenti di vongole: una scatoletta da dieci centimetri per dieci viene immessa in acqua e insemina per una produzione di quintali di questi molluschi. Ne parlo perché, passeggiando lungo la battigia, ho notato decine di persone sedute in mezzo al mare che scavavano. Ho scoperto che stavano pescando appunto vongole, residui marginali dell’allevamento.
Quasi tutti scavavano a mano, alcuni con strumenti improvvisati, per esempio una rete con telaietto in legno e manico, altri con improbabili raccoglitori a strascico. Il migliore con rastrello ricurvo in lamine di acciaio inox, cavo di trascinamento attaccato alla vita e, come tutti, rete di raccolta al collo: un grande.
Ho incontrato anche una famigliola di cinesi che, con bastone a ponte retto da marito e moglie, trasportavano secchi di raccolto; allo stesso modo i due figli ma con secchi più piccoli: “Loro vanno a rubarle in .allevamento!”: mi informa uno dei pescatori . Poi dicono che i cinesi usano merce scaduta: Qui è evidente che è merce freschissima, ‘profuma ancora di rubato’.

Anguille


24 agosto

Valli di Comacchio.

Devo usare anche in questo caso un aggettivo che trovo azzeccato: Questa cittadina è un’altra ‘Perla’ della nostra meravigliosa Italia. Una piccola Venezia davvero graziosa. Da vedere.

 

 
Nel mar dei Sargassi, un’area dell’Oceano Atlantico presso il centro America, vanno a riprodursi, poi muoiono e i loro piccoli tornano da dove i loro genitori sono ripartiti, i luoghi tranquilli e protetti d’Europa: tra questi le Valli di Comacchio. Questi piccoli, ormai quasi adulti, tornando riempiono i bacini delle valli e sono festeggiate dai Comacchiesi. La specialità principale del luogo sono loro, “le anguille” marinate, fritte, in umido e specialmente ai ferri.

 

C’è anche un museo dedicato ad una nave romana del 1° secolo a.C., trovata negli anni ottanta piena del suo carico.

Ho visto mezz’ora di filmato di preparazione, poi la visita degli oggetti contenuti nella nave, che occupano ben due piani della mostra.  Bellissimo: all’interno aria condizionata, fuori trentotto gradi. Meraviglioso.

Ravenna caput mundi



24 agosto

Ravenna: Capitale dell’impero romano d’occidente nel IV-V secolo.

Questa città ha delle meraviglie incredibili, è tutto molto ben tenuto e c’è un’organizzazione turistica di grande livello.

Noi italiani, miglior popolo della terra, con il turismo, abbiamo certamente un grande futuro.






San Vitale

Non solo spiagge

22 agosto
Cervia

Padania Magic


21 agosto                                                                                       

Da Rovereto a Cervia.

Vado al mare a fare visita a Figlia, Genero e Nipotino.
Evitando categoricamente le autostrade, attraverso obliquamente tutta la pianura padano veneta.
Da nativo di queste terre, le ho sempre snobbate: ricordavo piccoli canali di irrigazione , platani lungo le strette strade e tanti piccoli campi, tutti categoricamente con colture diverse, oggi invece ho capito che c’è dell'altro. Ho visto paesi fortificati, castelli, grandi e placidi fiumi blu e turchese, numerose aree verdi protette e tanto altro. Dovrò Controllare bene.

Cervia
Eccoci ai luoghi simbolo delle ferie agostane. Ho però scoperto che a Cervia ci sono: le saline e un sale prezioso, un allevamento di farfalle, una fontana tappeto volante, la mostra delle sculture di sabbia, museo delle saline, chiese a gogò, meravigliose passeggiate da fare sotto le pinete, ecc… Sono tutti a rosolarsi al sole e vedere negozi, …mah!

Da amante di generi diversi ho cominciato a insegnare al nipotino come è bella la montagna.

In nomine pacis.


20 Agosto
Rovereto (Tn)
In questa graziosa cittadina della Val d’Adige, c’e’ un famoso monumento a ricordo della tragedia delle guerre.
Molti anni fa, ricordo che veniva diffusa la voce di Arnoldo Foà (attore e fine dicitore dei tempi) il quale recitava bellissimi versi di pace e fratellanza e la sua calda voce era accompagnata da una dolce musica.
’era e c’è una grande campana ottenuta dalla fusione di alcuni cannoni da guerra che alle nove della sera emette dall’alto della collina in cui è collocata dei rintocchi tristi a ricordo dei morti di tutte le guerre.
Sono tornato e ho trovato dei cambiamenti esteticamente di miglioria, ma non posso non denigrare e denunciare una trovata che trovo orrenda. Hanno costruito una specie di grossa capanna in ci vi sono numerosi presepi in esposizione fissa. Ho recepito da questi presepi un messaggio semplice: Il male viene tutto dal mondo occidentale, Europa,  Stati Uniti ed in particolare Israele; i buoni sono i Palestinesi.
E se glielo fanno dire a Gesù Bambino dobbiamo crederci.

P.s.: Ho esposto il mio pensiero ad un responsabile della struttura. Dapprima sembrava meravigliato della mia interpretazione, poi ha cercato di condividere l’impostazione di parte (e politicizzata) della mostra. L’ho cordialmente insultato e credo che, tra sé e sé, abbia fatto altrettanto.

giovedì 6 dicembre 2012

Trento d'estate e Feltre d'inverno


19 agosto
“Se vuoi patire le pene dell’inferno, vai a Trento d’estate e a Feltre d’inverno”.

Oggi, non so come, sto facendo il giro dei Castelli intorno a Trento, proprio in piena estate.
Visito quello del Buonconsiglio in città. Ho fatto militare qui, non l’avevo mai visto e scopro che è meraviglioso.
Continuio con quello di Thun. Esternamente è carino e colpiscono le aree esterne a prato quasi incolto, con mille varietà di fiori di ogni tipo e colore, davvero bello. Però la meraviglia di questo castello é nell’arredamento, ancora intatto. Ottima anche l’organizzazione:  in aiuto al visitatore ci sono varie postazioni video e sonore che ricordano tempi e storie del posto.
Se siete nel circondario di cento chilometri deviate e venite a vederlo, ne vale la pena.

Ma per ricordare il problema di Trento d’estate, Il peggio è arrivato all’arrivo a Castel Beseno.
Sono le ore quindici.
Il castello si trova all’ingresso della conca di Trento, quattrocento metri di altezza, temperatura alle stelle, quasi quaranta gradi, ma, come si usa dire da un po’ di tempo, “temperatura percepita”, almeno cinquanta.
Ci sono anche qui numerose postazioni visive e audio che ricreano ambienti e suoni dei tempi. Coinvolgenti spettacolini e attori in costume a spiegare: armi, usanze, storia del castello e ad improvvisare duelli con i vari tipi di armi dei tempi. Tutto davvero bello e interessante.
Si tratta di un castello enorme, visibile, sopra la collina, da molto lontano. E’ stato ben ristrutturato, anche se sono pochi i tetti rimasti. Appunto: quasi tutto da visitare sotto il sole.
Per farla breve: sto scrivendo, quindi sono ancora vivo. Periodo di visita consigliato: dopo le prime piogge di agosto.

mercoledì 5 dicembre 2012

Il caldo tende a salire


18 agosto
Il caldo è arrivato anche qui, oltre millecinquecento metri.
Vacche stravaccate e piedi bollenti.

Guerra fredda e caldo



17 agosto              
Fuggendo dal caldo sono arrivato agli Altopiani  di Folgaria, Lavarone, Luserna.
Anche queste zone sono state teatro delle Grande guerra, la sola differenza è che questo era territorio Austroungarico e i numerosi forti che campeggiano sopra meravigliosi punti panoramici sono tutti della parte belligerante opposta alla nostra. Tranne uno: Base Tuono. È un’ex base missilistica N.A.T.O., testimone della Guerra Fredda.

martedì 4 dicembre 2012

Si va verso altopiani






 
16 agosto                                                                                       



Oggi mi sono dotato di cartina, ho programmato tutte le mete, ho appeso i bastoni al chiodo e sono partito col camper.


Ho visitato tutto.