martedì 11 febbraio 2014

Terrore a Palermo


Ficus Macrophillae di piazza Marina

E’ una tepida sera d’inverno e sto passeggiando, assorto nei miei pensieri,  a Piazza Marina di Palermo. Mi sovrasta la mole maestosa di palazzo Chiaramonte ove ci celebravano i processi della Santa Inquisizione: pare di udire ancora le urla dei torturati, le imprecazione dei carcerati condannati a morte e i pianti disperati delle mogli e dei figli delle vittime predestinate.

Davanti al palazzo una lapide ricorda il punto esatto ove venne uccise a mitragliate l’investigatore americano Joe Petrosino, venuto ad indagare sulle radici della mafia che tanto si arricchiva con il proibizionismo.

A fianco il centenario “Ficus Macrophillae” con le sue radici che si dipanano sopra e sotto il suolo come tanti Boa Constrictor, dall’alto dei suoi immensi rami pendono i fasci di radici che si protendono al suolo minacciosi e sinistri: tutti dicono che nessuno abbia il coraggio di passare la notte sotto le sue fronde.
Improvvisamente un urlo, un lacerante urlo di donna, alzo gli occhi e la vedo:  totalmente scomposta si sta,  stizzita, riavviando per il suo cammino. Vedo a terra, lungo il muricciolo un topolino terrorizzato che mi corre incontro.
Niente, non è successo niente

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