mercoledì 2 gennaio 2013

LAVA


 
Ho finalmente scoperto la “Lava”: E’ durissima. Sembra tufo nero, ammucchiata, contorta, perforata, spaccata, frantumata ma tremendamente dura.

Ho fatto una passeggiata sopra ad una immensa colata per raggiungere un cono vulcanico, uno dei tantissimi che circondano tutta la montagna, per scoprire come sia fatto un cratere.

Dotato dei miei due fidati bastoni ho arrancato in modo molto precario su quella non superficie appuntita e tagliente: perdere l’equilibrio e cadere qui significa “lacerazioni certe e  diffuse”: che sia tratti di tessuto o di carne.

C’è un paesaggio incredibile: la massa enorme del vulcano sovrasta un alternarsi di boschi di betulle panna e rosa, lava nera, candida neve e un cielo splendidamente blu in una giornata di assoluto sereno.

Arrivo alla salita per il cratere che si presenta come un’enorme cumulo perfettamente conico, le pendici sono di sabbia e pietrisco, salgo a fatica, il piede affonda e scivola e la pendenza sembra aumentare. All’arrivo scopro che tutt’intorno c’è un bellissimo sentiero che gira attorno al cono e che, nel versante a monte, scende dolcemente e si immette in un facile sentiero che si perde nel bosco di betulle: “beh, così sono capaci tutti!”

 La voragine del cratere è di un centinaio di metri di diametro, ovviamente chiuso, ma in centro vedo qualcosa di stranamente irregolare e l’ho trovato: il famoso buchino, dove l’ultimo conato lavico ha avuto termine, un piccolo foro apparentemente senza fondo di circa un metro. Non so perché mi pare di aver scoperto chissà cosa, ma mi dà la sensazione di poter guardare all’interno di ‘Madre Terra’.

 

30 dicembre Linguaglossa e Randazzo (Etna)

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